La Cometa Off
nasce per iniziativa di Giorgio Barattolo, gestore
del teatro della Cometa, sala teatrale alle pendici del campidoglio
che alla sua apertura, nel 1958, venne definita “gioiello
d’arte” da Antonio Munoz.
Lo spazio Off viene individuato nelle mura di un
locale commerciale del cuore di testaccio che per la grande “altezza
libera” risponde alle esigenze dimensionali di una
sala teatrale. Sfidando ogni convenzione, l’imprenditore decide
di affidare il progetto di ristruttura-zione del locale ad un giovane
architetto, Fabio Tudisco, che Giorgio
Barattolo aveva visto crescere in palcoscenico in qualità
di direttore tecnico. Un quadro esigenziale “stringente”,
focalizzato sulla polifunzionalità dello spazio e sulla “libera
disposizione in pianta” dell’area destinata al pubblico:
la Cometa Off doveva rispondere a questi requisiti. Sono
stati raggiunti dopo 20 mesi di lavori.
La polifunzionalità dello spazio è
infatti la caratteristica principale della nuova sala di spettacolo.
Le novantanove sedie rosso scuro possono essere disposte con grande
versatilità, spostate da una parte all’altra del locale
a seconda delle esigenze dell’allestimento che, se lo richiede,
vedrà le sedie sparire del tutto, chiuse a cassetto e messe
da parte. Di conseguenza, anche l’area riservata alla
scena è mobile. Tutto si sviluppa su un unico livello,
non ci sono barriere tra pubblico e artisti e la buona visibilità
è garantita dalla flessibilità dei posti a sedere.
Le poltrone sono sistemate su tribune telescopiche che,
una volta aperte, si sviluppano a gradoni.
Versatilità d’uso, quindi, unita ai
requisiti fondamentali per un teatro, sia pure di piccole dimensioni:
il silenzio, il buio e la struttura tecnica di un palcoscenico,
oltre al comfort per il pubblico ed ovviamente il rispetto dei requisiti
di legge. Nel suo progetto, Fabio Tudisco aggiunge il rispetto
del contenitore storico che, seppure non di pregio (se
si escludono le notevoli capriate “polonceau” in ferro
forgiato), è una vera testimonianza del passato. Il suo è
quindi un progetto redatto quasi esclusivamente sulla base dei requisiti
funzionali, tenendo come immagine formale il locale com’era,
oggi solo un po’ “velato”, opacizzato, da alcune
reti in ferro con elevate prestazioni acustiche.
Fondamentale, in proposito, la consulenza di un
ergonomo del calibro di Enrico Moretti (Biobyte
– Acustical Engeenering), uno dei maggiori esperti di acustica
architettonica che annovera, tra i lavori più recenti della
sua lunga carriera, interventi all’Auditorium di Milano
e la collaborazione con Renzo Piano per la città
della Musica di Roma.
Edificato alla fine del 1800, a seguito di una
convenzione tra il comune di Roma ed alcuni privati, in un periodo
storico in cui, per il quartiere Testaccio, era
prevista una destinazione “industriale”
(poi sfumata), il locale era in origine destinato ad una esposizione
e vendita di macchine agricole, unitamente al corpo attiguo che
oggi ospita un supermercato. La struttura esistente non ha subito
alcuna modificazione rispetto all’originale (a parte la sostituzione,
avvenuta chissà quando, dell’assito in legno del tetto,
che non è ipotizzabile sia durato più di cent’anni)
e presenta le capriate”Polonceau” artigianali
in ferro forgiato a sostegno della copertura, bella testimonianza
dell’ardire tecnico dell’epoca.
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