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STAGIONE TEATRALE 2008 -
2009
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I 39 Scalini
The 39 steps è un’esilarante
commedia teatrale tratta dall’avvincente giallo
di John Buchan e dal memorabile film di Alfred Hitchcock.
In cento minuti di divertimento ingegnoso quattro attori
interpretano più di 39 ruoli, dando vita a una
storia di spionaggio ricca di avventure, inseguimenti
spettacolari e colpi di scena. Londra. Durante uno spettacolo
teatrale in cui si esibisce Mister Memoria, Richard
Hannay, un giovane canadese, incontra una donna che
dice di chiamarsi Annabella Smith - nome chiaramente
falso - che gli chiede di ospitarla a casa sua. La donna
confessa a Richard di essere una spia, ma la notte stessa
verrà assassinata con un coltello piantato nella
schiena da alcuni individui penetrati nella casa. Annabella
fa in tempo a mostrargli una cartina della Scozia con
indicata una località. Prima di morire parla
anche dei “39 scalini”, una congrega di
pericolose e spietate spie con a capo il professor Jordan,
un losco personaggio senza molti scrupoli. Richard si
sente in pericolo di vita e decide di raggiungere la
Scozia quando la polizia inglese, subito dopo la scoperta
del cadavere nella sua abitazione, inizia a dargli una
caccia spietata. Comincerà per Richard una lunga
fuga che lo porterà di volta in volta in un convegno
politico, in una casa abitata da un vecchio avido e
manesco, nella brughiera scozzese, in un albergo gestito
da una simpatica donna e addirittura nella casa del
nemico. Abbiamo tutti gli ingredienti del thriller:
lo spionaggio, l’innocente accusato di un delitto
che non ha commesso, la fuga, e il protagonista che
alla fine viene completamente scagionato.
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di
John Buchan
con
Franco Oppini
Nini Salerno
Urbano Barberini
Barbara Terrinoni
regia
Maria Aitken
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di
Rupert Holmes
con
Ennio Coltorti
Gianluca Ramazzotti
Cinzia Mascoli
e con
Adriana Ortolani
scene
Gianluca Amodio
regia
Ennio Coltorti
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Complici
Complici, ritmo e atmosfere da thriller-comedy,
è una di quelle storie che tengono con il fiato
sospeso, dove si ride e si cerca di capire come andrà
a finire.
Una moglie progetta l'omicidio del marito con la complicità
del suo amante… oppure è l'amante che vuole
uccidere la moglie con l'aiuto del marito?
Un triangolo diabolico per questo pluripremiato thriller
che per quasi due ore spiazza, disorienta, ma nello
stesso tempo, diverte e affascina.
Una sorta di "scatola cinese" dove tutto quello
che si vede non è come appare, dove ogni personaggio
non è quello che dice di essere ma nasconde varie
identità. Infatti, se l’inizio della piéce
sembra seguire le più classiche regole del giallo
- interessi, odi, omicidi, sesso, trappole etc. - il
proseguio della storia svela invece come spesso tutto
ciò che sembra non è e tutto ciò
che è, spesso non sembra.
Complici insomma conduce attori e spettatori in un esilarante
labirinto fatto di alleanze, tradimenti e apparenze,
che si scompongono e ricompongono sempre più
velocemente fino a rivelarci nel finale una dimensione
che in una pièce teatrale si stenterebbe a credere
possibile.
Questo testo, percorso da una tagliente ironia e sostenuto
da una prosa vivace, ha ottenuto in patria un successo
senza precedenti e vanta il prestigioso Edgar come miglior
thriller degli ultimi tempi.
L’autore, Rupert Holmes, noto giallista e musicista,
è conosciuto in Italia per la trasposizione cinematografica
del suo best seller Le false verità, presentato
a Cannes la scorsa stagione con protagonista Kevin Bacon.
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| Sugo Finto
Due sorelle zitelle, Addolorata e Rosaria,
trascorrono la propria esistenza in un continuo ed esilarante
scambio di accuse reciproche. Addolorata, amante di
telenovelas, soap e reality, è la più
incline alle novità e tenta in tutti i modi di
convincere la sorella ad aprirsi al mondo. Rosaria,
al contrario di Addolorata, è chiusa a riccio
in sè stessa e solo la sua avarizia è
comparabile alla grettezza di sentimenti, che prova
nei confronti del mondo intero. La vita delle due sorelle
procede stancamente, scandita dalle continue liti e
incomprensioni, finchè un giorno Addolorata viene
colpita da un ictus. Gravemente menomata è assistita
da Rosaria, che finalmente può vendicarsi dei
soprusi subiti per tutta la vita dalla sorella. Rosaria
inizia così a raccontare quotidianamente, all’immobile
e muta sorella, di come sta dilapidando il cospicuo
tesoro accumulato in banca, in anni di sacrifici e lavoro.
Addolorata, adotta contro la sorella l’unica arma
che ancora le resta e inizia a rifiutare cibo ed acqua
arrivando quasi allo stremo delle forze. Rosaria capisce
allora che le rimane una sola strada: l’ennesima
resa. Si rende conto che ormai non può più
fare a meno della presenza dell’altra perché
la sua vita non avrebbe più senso, torna sui
suoi passi e china la testa di fronte all’ormai
inespressiva sorella. Addolorata ha avuto ragione ancora
una volta e uno svelto guizzo della sua lingua, che
attinge nel cucchiaio di minestra che Rosaria le porge,
è il suo defintivo, muto, grido di vittoria.
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di
Giovanni Clementi
con
Paola Tiziana Cruciani
Alessandra Costanzo
regia
Ennio Coltorti
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di
Peppino e Titina De Filippo
con
Luigi De Filippo
Ivana D'Alisa, Simona Di Nardo, Ingrid Sansone
Feliciana Tufano, Luca Negroni, Giorgio Pinto
Antonio Buonanno, Massimo Pagano, Tiziana Tirrito
scene
Salvatore Michelino
costumi
Maria Laura di Monterosi
regia
Luigi De Filippo
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Quaranta, ma non li
dimostra
Questa divertente ed appassionata commedia
andò in scena per la prima volta nel 1933 al
Teatro Sannazaro di Napoli interpretata da Eduardo,
Peppino e Titina De Filippo. Fu subito un grandissimo
successo che contribuì in modo determinante all’affermazione
del talento dei fratelli De Filippo sul piano nazionale.
Commedia divertente poiché tratta con garbata
ironia l’impegno del protagonista, don Pasquale,
vedovo e padre di quattro figlie, a trovare marito alla
sue figliole ed in particolare alla più grande
di loro, Sesella, ormai quarantenne.
Commedia appassionata poiché è proprio
il racconto della “passione” di Sesella
verso le sorelle, dell’amore rispettoso verso
il padre, la casa, la famiglia e il ricordo della madre
perduta, ad esaltare questo personaggio di “zitella”,
angelo della casa, e a farne la preferita del padre
tanto ansioso di trovarle finalmente un marito.
Non è la vicenda di una donna che, come si usa
oggi, si è “rifatta” la faccia dal
chirurgo plastico. È la storia di una donna importante,
per il bene che riesce a dare a chi le sta vicino, anche
a costo di sacrificare se stessa.
Luigi De Filippo, ormai riconosciuto come il più
autorevole rappresentante del Teatro napoletano di grande
tradizione, dopo aver interpretato più volte
e con grande successo negli anni passati questa commedia,
la ripropone al pubblico d’oggi in questa nuova
edizione, con il proposito di far conoscere una delle
gemme più preziose del Teatro dei De Filippo.
Un Teatro sempre attuale, sempre coinvolgente perché
racconta con umorismo, ironia e sofferta partecipazione
la vita dell’uomo. |
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| Les Bonnes
Les bonnes trae spunto dal caso delle
sorelle Papin, che negli anni ‘30 sconvolse l’opinione
pubblica francese: due domestiche a servizio presso
una ricca e facoltosa famiglia borghese uccisero atrocemente
la loro padrona e sua figlia.
Nel testo di Genet le sorelle Claire e Solange amano
e odiano la loro padrona (Madame) e sognano di ucciderla.
Ogni sera, quando la padrona è assente, in un
perverso gioco delle parti in cui a turno una prende
le sembianze di Madame, l’altra quelle della servasorella,
inscenano la stessa cerimonia il cui epilogo è
proprio l’assassinio della Signora.
Poco dopo veniamo a sapere che una di loro, Claire,
ha spedito delle lettere anonime alla polizia che hanno
condotto in prigione Monsieur, l’amante di Madame.
Una telefonata le informa però che Monsieur è
stato rilasciato per mancanza di prove e rimesso in
libertà provvisoria.
In seguito a questa sconfitta e temendo di essere scoperte,
Claire e Solange decidono di uccidere veramente Madame
con una tisana avvelenata.
Ma visto che anche quest’ultimo tentativo fallisce
le due bonnes decidono di farla finita e di eliminarsi
attraverso l’ultimo rituale suicidio-omicidio:
una di loro berrà il tiglio avvelenato che si
è fatto servire dalla sorella.
... una favola nera, in bilico tra l’angoscia
di esistere
e la corazza dell’ironia, costruita sulla forma
mista di
un realismo lirico e allucinato, dove reale e irreale
si
confondono in un’atmosfera onirica da incubo magico.
Una favola sul teatro che osa vestirsi da passato
per rivolgersi al presente e che non teme di voltarsi
indietro per guardare più avanti...
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Franca Valeri
Annamaria Guarnieri
in
LES BONNES
con
Patrizia Zappa Mulas
di
Jean Genet
scene
Alessandro Chiti
costumi
Gianluca Falaschi
musiche
Marco Podda
luci
Gigi Ascione
uno spettacolo di
Giuseppe Marini
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Michele La Ginestra
in
SECONDO ME
di
Michele La Ginestra
con la collaborazione di
Adriano Bennicelli
con
Sergio Zecca
Marco Zadra
Andrea Martella
regia
Michele La Ginestra
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Secondo Me
È la storia di un bambino con
una grande passione per il legno che lo spinge a lasciare
gli studi e a frequentare Giuseppe, un falegname che
ha la bottega vicino alla sua casa.
Gli anni passano; Giuseppe ha una figlia, Maria, che
si innamora di quel ragazzo introverso.
I due giovani si sposano e nasce un figlio, che si chiamerà
Giuseppe, come il nonno falegname.
Anche lui, come il padre, trascura gli studi per seguire
la sua grande passione: il calcio.
Diversi anni dopo ritroviamo il giovane Giuseppe, in
procinto di diplomarsi, coinvolto in una rissa fra tifosi
durante una trasferta della sua squadra del cuore...
Una storia fatta d’amore, di fede e di profumi,
il profumo del legno e il profumo del pane...
Si ride e si piange come nella vita,
con la speranza di trovare un sorriso
che ci conforti nei momenti più difficili...
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Il Diario di Eva
Nel 1859 Charles Darwin pubblicò
“L’evoluzione delle specie”. Lo fa
dopo alcuni anni di incertezze e reticenze ben immaginando
il putiferio che avrebbe scatenato con la sua rivoluzionaria
tesi scientifica che fa discendere l’uomo dalla
scimmia attraverso la selezione naturale. Chissà
come la prese Emma, la devota moglie di Darwin, che
proprio non arrivava a capire le idee dell’amato
consorte.
La poetessa Carol Ann Duffy ce ne dà un folgorante
ritratto umoristico quando gli fa liquidare il marito
in tre righe: “Siamo andati allo zoo e gli ho
detto: “C’è qualcosa in quello scimmione
che mi fa pensare a te!”. E intanto continua a
curare il loro lussureggiante giardino dove crescevano
e si mescolavano ogni specie di piante e d’uccelli,
insetti e altri tipi d’animali; Eden “domestico”
che secondo alcuni fu la vera fonte d’ispirazione
del grande biologo per ipotizzare la legge dell’evoluzione,
confermata poi dagli “esotici” viaggi alle
Galapagos.
Una quarantina d’anni più tardi Mark Twain,
il grande scrittore umoristico, pubblica il delizioso
“Diario di Adamo ed Eva”, un’opera
leggera ma fortemente ironica con cui l’autore
sembra reagire al clima pesantemente antidarwiniano
scatenatosi nella puritana America.
In questa cornice polemica ed al tempo stesso umoristica
il Diario viene riproposto oggi attraverso l’ironia
di un’attrice brillante ma sagace come Lucia Poli,
non nuova alle incursioni teatrali nella letteratura
anglosassone, che si ritroverà impegnata in un
divertente pastiche in bilico tra Charles Darwin, Mark
Twain e, perché no, Piergiorgio Odifreddi, con
qualche piccante ammicco a Lady Chatterley ed al suo
adamitico amante.
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Lucia Poli
in
IL DIARIO DI EVA
o come Darwin ci cacciò dall’Eden
uno spettacolo di
Angelo Savelli
liberamente ispirato agli scritti di Mark
Twain e Charles Darwin
con
Stefano Gragnani
Simone Faucci
scene e costumi
Mirco Rocchi
regia
Angelo Savelli
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scritto e diretto da
Alessandro Prete
con
Alessandro Prete
Giuseppe Sanfelice
Gianluca Soli
Josafat Vagni
scene
Valentina Troisio
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Il Sogno di una Vita
Manuel: lo scrittore.
Il più introverso e il più maturo del
gruppo.
Renzo: il prete.
Il più sensibile.
Yuri: il sindacalista.
Il più in più dubbio con se stesso.
Simone: l’avvocato.
Il più cinico e vulnerabile.
Quattro ragazzi, cresciuti insieme in un orfanotrofio,
si ritrovano, ormai trentenni, in occasione di una spiacevole
circostanza: la grave malattia di uno di loro. Dopo
un’infanzia difficile che ha cementato la loro
amicizia, i quattro giovani hanno preso strade diverse:
uno fa lo scrittore e il poeta, un altro è avvocato,
un altro ancora fa il sindacalista ed infine l’ultimo
è diventato prete. Percorsi diversi, esistenze
diverse, ognuna con le proprie gioie e dolori. Ed ora,
al capezzale dell’amico malato, si trovano costretti
a confrontarsi con il problema della morte, ognuno con
le proprie idee, soluzioni, riflessioni, caratteri;
e a confrontarsi con la propria vita, una vita che fino
a quel momento sembrava conquistata, acquisita, una
cosa garantita, una “cosa” e basta…
E proprio di fronte a questa situazione limite, per
assurdo, prende corpo, significato e valore per ognuno
di loro…. il sogno di una vita.
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Non per Soldi ma per Denaro
Cosa può capitare a un uomo che
conduce una vita tranquilla, con una bella casa, una
moglie affettuosa e un lavoro sicuro, se per caso al
posto della sua valigetta che contiene tutti i giorni
le stesse cose, dai fogli di lavoro al panino imbottito,
se ne trova in mano un'altra identica con dentro un
milione di euro?
E se poi subito dopo viene a sapere che è stato
appena trovato il suo cadavere legato alle sponde del
Tevere con i piedi colati nel calcestruzzo?
Di tutto e di più... Da uomo tranquillo e rassegnato
si trasforma in un adrenalinico personaggio incontenibile.
A casa lo aspettano la moglie e una coppia di amici
per festeggiare il suo compleanno. Ed è proprio
lì, tra le mura domestiche, che iniziano i primi
equivoci, a cui si aggiungerà l'arrivo della
polizia e una miriade di situazioni assurde.
Un’esilarante farsa dal meccanismo perfetto, che
si diverte a esasperare la realtà assopita nel
quotidiano sicuro.
Personaggi irresistibilmente comici alle prese con il
grottesco degli eventi, avvolti e coinvolti da un umorismo
senza fiato che offre al pubblico la possibilità
di ridere sulle assurde sorprese che a volte la vita
ci propone.
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di
Ray Cooney
con
Fabio Ferrari
Edy Angelillo
Gianluca Ramazzotti
Cinzia Mascoli
e con
Stefano Antonucci
Roberto Mantovani
Giancarlo Ratti
scene costumi
Gianluca Amodio
Elena Palella
regia
Gianluca Guidi
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di
Domenico Starnone
con
Gaia De Laurentis
Felice Della Corte
e con
Pietro De Silva
Riccardo Barbera
Silvia Brogi
Paolo Perinelli
regia
Claudio Boccaccini
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Sottobanco
Ultimo giorno di scuola, è tempo
di scrutini nella 4° classe di un istituto tecnico
alla periferia romana.
Le cose vanno decisamente male: per fatiscenza è
crollato il soffitto della biblioteca e il consiglio
di classe è costretto a riunirsi nei maleodoranti
locali della palestra per dibattere sul destino di una
classe irrequieta e bizzarra, dove spicca la presenza
imbarazzante di un allievo che, a causa del suo comportamento,
dividerà i giudizi dei professori.
Il dibattito diventerà fatale pretesto per scatenare
accuse, recriminazioni, rese dei conti derivanti da
gelosie e rancori pregressi. Ma, tra meschinità
e pettegolezzi, vi sarà anche spazio, imprevedibilmente,
per la nascita di un amore fra due insegnanti particolari:
la professoressa Baccalauro e il professor Cozzolino.
Dopo quasi venti anni dal suo debutto, la fortunata
commedia dell’ex-professore Domenico Starnone,
che ha avuto anche una trasposizione cinematografica,
continua a essere una esilarante e feroce occasione
di riflessione sulle problematiche vecchie e nuove di
una scuola che ancora non riesce a decollare: dalla
demotivazione dei professori che talvolta sfiora l’ignoranza,
alle piccole e serpeggianti forme di corruzione, dal
malcostume studentesco agli equilibrismi del corpo insegnante
fatto di doppiolavoristi, madri di famiglia in perenne
servizio, quarantenni che corteggiano le studentesse,
etc..
Ma se la scuola soffre di molti mali, se ne può
anche ridere, e davvero di gusto: il cinismo con cui
Sottobanco affronta un così delicato argomento
crea fatalmente situazioni di esilarante fraintendimento,
trasformando lo spaccato di un’istituzione sull’orlo
della crisi in una narrazione che corre sul filo continuo
della risata.
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